Da chiosco abbandonato a spazio culturale – Valentina Muzi

Piccoli presidi urbani che custodivano il ritmo delle notizie, dei riti mattutini, dei gesti di una comunità. Così potremmo definire le edicole, luoghi in cui la carta stampata arrivava a condensare, in pochi metri quadrati, ciò che accadeva nel mondo e nelle comunità locali restituendo un ritratto veritiero della società dell’epoca.
Con il progressivo declino dell’informazione stampata, e la trasformazione dei quartieri, molte edicole hanno cambiato pelle. Alcune hanno chiuso, altre si sono riconvertite in micro-botteghe, punti di consegna, piccole stazioni del quotidiano. Pur perdendo la loro centralità nella distribuzione delle notizie, non hanno smesso di essere luoghi d’incontro : spazi che, per la loro natura porosa e flessibile, continuano a favorire lo scambio e il dibattito volti alla crescita delle nuove generazioni.

A Siena, nel quartiere Terrazze, l’ex – Edicola che oggi ospita la mostra Echi Silenziosi di Max Mondini conserva ancora quella doppia vocazione: il radicamento nel territorio e l’apertura verso ciò che lo oltrepassa. Vivere questo spazio significa “attraversare” una soglia temporale, affacciarsi in un luogo che porta le ferite profonde dell’uso e dell’abbandono, ma anche quelli di una rinascita attraverso l’arte e la cultura. L’ex – Edicola diventa così non solo contenitore espositivo, ma
dispositivo critico: un invito a riflettere su come i luoghi marginali continuino a generare forme di socialità, immaginazione e memoria collettiva.

Valentina Muzi

Come queste nuove realtà si radicano nel territorio diventando centrali?
E come questa centralità prende forma nella periferia?

Le nuove edicole che si trasformano in poli culturali trovano la loro centralità non più (o non solo) nella vendita di giornali, ma nella relazione con la comunità. In un contesto in cui l’informazione è digitale e accessibile ovunque, la vera risorsa delle edicole diventa la presenza fisica e la capacità di generare incontro, soprattutto nei quartieri e nelle periferie dove spesso mancano spazi di aggregazione.
Queste nuove realtà si radicano nel territorio in diversi modi, come la riconversione del ruolo sociale, da punto vendita a punto di riferimento per la cittadinanza, dove si organizzano piccoli eventi, mostre, laboratori, scambi di libri, o sportelli informativi, dove dei gruppi di quartiere diventano partner naturali per co-produrre iniziative.
E mantenendo un contatto diretto con chi abita la zona, le edicole diventano antenne del territorio, capaci di ascoltare i bisogni e restituire valore culturale e sociale, la loro posizione su strade e piazze permette di rigenerare piccole aree pubbliche, trasformandole in micro-piazze culturali.
Nelle periferie, questa centralità assume una forma ancora più evidente: la nuova edicola diventa un luogo simbolico di cittadinanza attiva, uno spazio che unisce il locale al globale — dove si può ancora incontrare il mondo attraverso la parola, la stampa, l’arte o la discussione.
In questo senso, l’edicola rinasce non come residuo del passato, ma come presidio culturale di prossimità, capace di restituire alla periferia una funzione pubblica e condivisa che la rete, da sola, non può sostituire.


Lorenzo Falesi

 


La caratteristica più importante per l’uomo è l’adattabilità. In un ecosistema soltanto noi e i virus si comportano allo stesso modo, arrivando in un territorio, consumano le materie prime fino all’esaurimento e spostandoci per cercarne uno nuovo. Recentemente ho visto questa attitudine atavica emergere anche negli ecosistemi costruiti dagli stessi esseri umani. L’edicola ne è un esempio: in un territorio dove c’è una necessità economica essa ha svolto una funzione sul territorio che poi si è esaurita, abbandonandola per anni al suo destino. Ora si è tornati a cercare, in questi piccoli ecosistemi, una nuova funzione, lontana da quella economica d’origine ma non venendo meno quella di servizio.
L’edicola vive precisamente questa sua nuova era dedicata all’arte.
Ma in tutto questo smottamento l’artista che posizione deve prendere?
Si è fatto forza e ha smesso di creare. Questa è la chiave di volta che regge la rivoluzione digitale.
Come l’edicola ha dovuto ricominciare sotto una nuova forma mentis. Selezionare, non ideare. Sentire, non capire le evoluzioni del suo territorio fino a porsi nella condizione di vivere nella costante fatica di trattenersi, proprio perché è lì che risiede la bellezza di poter scoprire nuovi lati della creatività. Un AI genera un milione di immagini in pochi minuti, e sicuramente al suo interno, involontariamente, ha creato un capolavoro. Per noi lo è, ma per lei è una semplice stringa di codice. Costringersi a cambiare mentalità, diventando elastici nell’idea e nella sua formalizzazione, ci sta dando un nuovo orizzonte da esplorare. Abbandonare il piacere di fare, che genera spesso il superfluo, per arrivare a concentrarsi sulle cose necessarie e fondamentale: cambiare pelle, anima, ruolo e mutare. Lo può fare una vecchia edicola in muratura, quindi ora tocca a noi…


Max Mondini

 

Le edicole abbandonate sono i custodi di una memoria preziosa: l’aggregazione spontanea, le relazioni e conversazioni quotidiane, la condivisione orizzontale del gossip e dei saperi, sono storicamente luoghi sociali di fabbricazione delle comunità locali. Quando questi spazi risorgono come luoghi di produzione ed esposizione della cultura contemporanea, spesso attualizzano la loro identità originaria, i quotidiani e i giornali vengono sostituiti dalle opere d’arte e dai prodotti culturali, materiali e immateriali, che definiscono una nuova identità sociale dello spazio.
Le periferie urbane sono diventate dei non-luoghi, spazi di migrazioni quotidiane contemporanee, alienazione dei transiti, dove i servizi culturali spesso non hanno presidi, i luoghi della cultura sono relegati ai margini, e dai margini rinascono. L’ex-Edicola trasformata in spazio espositivo è una risposta, un elemento in grado di generare cultura, che diviene un attivatore di processi di rigenerazione urbana. Nel corso degli anni ha mutato continuamente la sua identità, dopo essere stata la portineria del palazzo adiacente si è trasformata in edicola, sede di una radio indipendente e vetrina per un’agenzia immobiliare prima di divenire uno spazio in disuso e abbandonato.
Adesso lo spazio espositivo ex-Edicola ospita progetti culturali, è in connessione con il quartiere delle Terrazze, in cui si trova fisicamente, e con le reti di soggetti e altri luoghi che di volta in volta abita e frequenta, anche al di fuori del territorio in cui è situata. Rigenerazione culturale, arte contemporanea e coinvolgimento attivo delle comunità sono gli elementi costitutivi, e gli obiettivi, del progetto ex-Edicola.


Associazione Giallo Menta aps

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